di Barbara Molinario

Gianni Molaro ha portato la crisi in passerella. Trovata pubblicitaria o reale bisogno di esprimere un disagio?
Esternazione inconscia che e’ in me. Ho sempre voglia di scandagliare nel mio inconscio, e’ come se volessi dare materia alle sensazioni, emozioni, sofferenza piaceri e tutto cio’ che e’ il nostro quotidiano.

La crisi si fa sentire anche nell’Alta Moda? È per questo che hai voluto portarla in passerella?
Sono stanco di sentire la parola crisi, quindi l’ho affrontata, ridicolizzata, ironizzata, ed esorcizzata, nessuno ha parlato della colonna sonora che io stesso ho realizzato per la mia sfilata, ad esempio, quando è uscito l’abito ispirato alla crisi economica, la base musicale era la sigla del cartone animato haidi, la quale dopo la parola “ti sorridono” il cd si inceppava e poco dopo si risentiva….. Mooonti… ed ancora dopo il suono di una sirena; un allarme, perchè credo che questa crisi sia stata gestita male, sono stati tassati il popolo e le imprese, che sono la vera economia, ed arricchito le banche. Il sistema per fare cassa c’era, ma non è questa l’intervista per spiegare la mia strategia.

Di solito è l’Alta Moda di Parigi a presentare collezioni visionarie, mentre Roma è più classica e romantica. Gianni Molaro è l’eccezione che conferma la regola?
L’alta moda a Roma? Morta!!! Ho lasciato le passerelle dell’alta moda a roma nel 2004 tra mille polemiche sulla mia collezione di art couture presentata a palazzo venezia. Il quotidiano il tempo, commentava con una mia foto gigante in prima pagina” la moda è impazzita e tutti fuggono”. Questa è storia. Anche adesso mi aspettavo molte polemiche , invece!? Dopo sette anni ci sarà stato sicuramente un cambio generazionale di giornalisti, credo con più competenza, più aperti, o forse più colti e pronti alle innovazioni.

È da molto che Gianni Molaro mancava da AltaRoma…
Si, mancavo da sette anni, sono ritornato a luglio 2011, facendo domanda per rientrare nel calendario di Alta Roma , ho dovuto sostenere il giudizio di una commissione, quasi come uno scolaretto… alla fine? Bocciato!!! Non fui ammesso in calendario, adesso mi viene da ridere. Trovai rifugio in uno stato straniero, palazzo farnese sede dell’ambasciata di francia, l’ambasciatore che aveva già avuto modo di apprezzare i miei lavori, volle aprire per la prima volta alla moda, la galleria dei carracci per ospitare la mia collezione… Un sogno!!!

Quanto l’ambiente in cui lavori, San Giuseppe Vesuviano, influenza la tua moda?
San Giuseppe Vesuviano è il mio quartier generale, dove in un meraviglioso spazio di circa 500mq, tra ori, quadri di Luca Giordano, Vaccaro, Solimena e giardini all’italiana, si lavora con molto affiatamento. E’ un laboratorio con lo sguardo sull’intero mondo, giro tra mostre, musei, città e quartieri del globo, e porto a San Giuseppe Vesuviano tutto ciò che mi ha emozionato. Rielaboro il tutto lo sperimento e realizzo.

Stupire, osare, eccedere: per Gianni Molaro sono queste le regole del gioco?
Si, bisogna far vedere ciò che la gente abitualmente non vede, far uscire l’uomo dalla monotonia della vita e spingerlo a non smettere di sognare.

Le donne hanno ancora bisogno di Alta Moda?
Direi che in Italia , matrimoni a parte, non c’è piùbisogno dell’Alta Moda, ovvero quella con la “A” maiuscola. C’è una gran confusione intorno a questa parola, tanti stilisti, realizzano abitini che vengono normalmente presentati nel pret a porter, e li sfilano sulle passerelle dell’ Alta Moda, credo che i cinesi, a volte siano più creativi… Tutto questo ha generato confusione e mi dispiace di questa mediocrità, sia di coloro che ne sono autori, e sia di coloro che la esaltano. L’Alta Moda deve essere la genesi, la luce che dovrà irradiare l’intero mondo della moda.

L’attrazione per la teologia, in qualche modo, suggestiona la tua moda?
Non credo, è la mia curiosità, la fame di sapere, che mi ha spinto ad avere anche attrazione per la teologia, o meglio per le religioni.

L’arte è sempre presente nelle collezioni…
Si, non riesco a scindere le due cose, amo la contaminazione, tutto ciò che faccio, cerco di fargli avere una vita superiore a quella della sua normalità.

Il kitsch è quasi una cifra stilistica per Gianni Molaro .. come l’ironia e la trasgressione…
Il kitsch, è meraviglioso, è il mondo, è la vita. Pensiamo al barocco, esso è stato il massimo del kitsch. Quando si entra in un ambiente barocco, o vedi un affresco dello stesso periodo, i sensi si inebriano, ti senti avvolto e protetto, hai una sensazione di potenza. Adoro il kitsch!!! Lo chic, a volte mi annoia.

“L’abito è il medium per eccellenza” si legge sul sito.
L’abito siamo noi, è il nostro specchio.  E’ vero, ci copre, ma ci presenta a noi ed a gli altri.

Quanto è importante la donna che indossa l’abito e quanto è importante l’abito per una donna?
Come dicevo, l’abito siamo noi, quando parliamo di abiti si commette l’errore di indirizzarci solo verso la donna, certo con la donna ci si esprime di più, e questa è una mancanza della nostra società. Sarebbe meraviglioso realizzare l’alta moda maschile. Un individuo da’ tono all’abito, l’abito è lo specchio di chi lo ha scelto.

La sposa è parte integrante del tuo lavoro.
La sposa ti consente di creare volumi e ricami, cosa che su abiti da giorno o sera è difficile da realizzare, quindi ci si può espreimere di più.

I guinnes ti divertono: il velo più lungo, l’abito più ricamato… I guinness?!
Arte direi… Se realizzo una manica di 70 cm , copro un braccio, di un metro e mezzo creo un motivo alla manica, ma se essa diventa lunga 10 metri, finisce la funzionalità e lo stilismo, e si entra in un mondo diverso, quello dell’inconscio, si vede qualcosa di nuovo, una diversa realtà , si entra nel mondo del concettuale,  quindi arte…

Artista, stilista.. anche scrittore.
Direi creativo. La creatività ha dato splendore ad artisti del nostro rinascimento, un artista era scultore, architetto, designer etc. , si guardi Leonardo o Michelangelo…

Qual è il futuro per la moda Italiana?
Il futuro è ovunque c’è arte e creatività. Quando si è attenti ed aperti alle nuove esigenze e non si ha paura di cambiare, ovvero , cambiare il giorno dopo ciò che hai pensato e fatto il giorno prima, ho avuto piacere a coniare un nuovo termine, “art couture “, spero che questo sia un nuovo punto di partenza per la moda italiana.