di Teresa Mancini e Barbara Molinario

La moda può essere denuncia?
Ho sempre fatto la scelta di inviare un messaggio importante dalla mia passerella. In modo soft ho cercato di evidenziare alcuni temi che mi stanno a cuore. A luglio dello scorso anno ho attirato l’attenzione sul dibattito dei matrimoni gay, proprio io, mamma e moglie cattolica, perché credo che l’amore sia universale! Prima ancora ho fatto pubblicità all’art 612 bis C.P., per la tutela delle donne vittime di amori violenti. La mia iniziativa è stata accolta positivamente da moltissimi politici.

… e strumento sociale?
Quest’anno ho deciso di portare in passerella un tema attualissimo: le protesi in silicone. Ne parlano tutti i giornali di operazioni riuscite male e protesi difettose. Io non sono contro la chirurgia, sia chiaro, le donne sono libere di sentirsi belle anche “aggiustando” qualcosa di se. Io credo, però, che le donne possono sentirsi bene e belle anche sono indossando degli abiti giusti. La moda deve lanciare dei messaggi sociali importanti.

Ma il suo era un destino preannunciato …
Mia nonna diceva sempre che avrei dovuto fare il suo lavoro, e sono cresciuta tra stoffe e merletti. Poi ho incontrato mio marito Antonio, che veniva da una tradizione di 50 anni di moda… sono stata obbligata dalla vita a fare la stilista.

Nel suo viaggio intorno al mondo, cosa ha riportato a casa?
Ogni posto che ho visitato mi ha lasciato qualcosa da cui poi ho tratto spunti creativi. Io amo alla follia viaggiare, datemene la possibilità e sono pronta con la valigia in 5 minuti!

Cosa vuol dire per lei Pret a Porter?
Non è per me, e non ne so dare una definizione perché non entra affatto nel mio vocabolario! Ci metto ore a scegliere anche una t-shirt per me… figurarsi se devo disegnare un’intera collezione. Ma al contrario, appena terminata la sfilata della primavera estate ad AltaRoma, ho già deciso quasi tutto per la sfilata dell’invernale, dai capelli al trucco… io sono nata per l’Alta Moda.

Cos’è la sensualità?
O ce l’hai o non ce l’hai. Bisogna essere femmina dentro!

Cosa la soddisfa di più?
Guardare i miei figli crescere.

Accetta le critiche?
Sì. Mi piacciono e mi divertono.

Se le dico contraffazione?
Non esistono grandi marchi senza contraffazione. È un po’ come l’imitatore che imita solo chi lascia qualcosa, chi inventa espressioni nuove, chi detta lo stile. È il segnale che fai delle belle cose.. da copiare. Resta una piaga da debellare, ma è indice di un grande valore dell’azienda che viene contraffatta.

Lei è giovane, ma con un percorso ben avviato, dia un consiglio alle giovani leve.
Quello dello stilista è un lavoro molto duro. Purtroppo  i bei sogni hanno un limite e si scontrano con la realtà. Il futuro appartiene solo a chi ci crede veramente e riesce a superare tutte le difficoltà. È sempre più difficile sfondare, non basta fare dei begli abiti, dietro al successo c’è un lavoro di marketing e ufficio stampa. Il consiglio che mi sento di dare è quello di pensarci bene prima di intraprendere questo cammino. Quando si lavora in grande si hanno tantissime responsabilità, a partire dai dipendenti, alla produzione, all’affitto dei locali. Sarebbe opportuno per un bravo designer trovare uno sponsor che si occupi della parte economica.

Le sue immagini sono molto curate, lei ritiene sia fondamentale?
L’immagine per l’Alta Moda è importantissima! Dal trucco all’acconciatura, dai gioielli all’ambientazione. Quando disegno una collezione ho già tutto in mente.

Cosa fa appena conclude una sfilata?
Non vedo l’ora di tornare a casa per abbracciare i miei figli e passare un po’ di tempo con mio marito!